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PSL Zero6

Blog - PSLZERO6

Rivista Infanzia

Prendersi cura di sé. Il benessere come valore professionale

Un contributo di Cristina Santinelli
Cristina Santinelli

Psicologa e Psicoterapeuta

25 settembre 2026

Paesaggio montano
ABSTRACT

Il benessere emotivo non è sinonimo di assenza di disagio né di salute mentale quanto piuttosto una dimensione che attraversa il benessere psicologico, la salute mentale, lo stato di salute fisico e il benessere soggettivo.

PAROLE CHIAVE
PsicologiaBenessereLavoroServizi 06Salute

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2022) ha riconosciuto la salute mentale come uno stato di benessere emotivo che permette alle persone di gestire gli eventi stressanti della vita, realizzarsi nel lavoro, contribuire alla comunità. All’interno del documento Le Linee Pedagogiche per il sistema integrato zero sei (Miur, 2021) viene affermato che “il benessere dei bambini, in quanto esseri sociali, è assicurato in primo luogo dalla qualità delle relazioni che essi sperimentano con gli adulti e con gli altri bambini” (p. x) ponendo al centro quindi una professionalità educativa, caratterizzata da competenze trasversali che si manifestano in alcuni aspetti comuni importanti, non ultimo l’ascolto attivo ed empatico. 

Alla luce di questi presupposti, quali siano gli aspetti fondamentali che dovrebbero caratterizzare il profilo dell’educatore/insegnante è una domanda oggi ricorrente che supera i confini del solo dibattito pedagogico. La crescente complessità della nostra società rischia di minare le leve della professionalità e delle posture relazionali considerate adeguate dell’azione educativa verso bambini, genitori e famiglie. È esperienza comune tuttavia che il benessere emotivo nell’ambito della professionalità educativa possa cadere in trappola in molteplici situazioni: nella gestione della complessità delle relazioni conflittuali con i colleghi, nei vissuti personali di inadeguatezza, nelle fatiche del lavoro in equipe, nella sperimentazione di ambienti diversi da quelli abituali, nell’accogliere le forme della genitorialità e le fatiche dei bambini.

Come ci si può districare evitando, a livello personale e professionale, grande senso di abbandono e fatica?  Come ri-centrarsi? Ecco tre semplici buone prassi per coltivare equilibrio emotivo.

Stabilire confini chiari: A volte, ci si sente sopraffatti perché non si stabiliscono confini tra il proprio mondo interno e le esigenze degli altri. Impostare dei limiti chiari, sia con i bambini che con i colleghi, può aiutarti a proteggerti. Ad esempio, riservandosi dei momenti durante la giornata per riposare mentalmente, anche solo per qualche minuto.

Gestire le emozioni: Quando ci si sente sopraffatti può essere utile praticare la respirazione profonda (o mindfulness) e tornare al momento presente. La consapevolezza che il respiro non ci abbandona permette di rientrare in contatto con se stessi nel qui ed ora mettendo a freno pensieri disfunzionali.

L’importanza della gratitudine: trova un momento per riflettere su ciò che di bello avviene ogni giorno, anche piccole cose e prendine nota! La consapevolezza delle piccole conquiste e progressi dei bambini giorno dopo giorno che solitamente non osserviamo o tralasciamo possono essere motivo di grande incoraggiamento.

Ri-centrarsi significa ritrovare e riaffermare il proprio equilibrio interiore e i valori fondamentali che guidano la pratica educativa. È un processo di riflessione e rinnovamento che permette di allineare le proprie azioni in funzione del proprio benessere. Anche le piccole pause quotidiane, la connessione con i colleghi, la gestione delle emozioni e la gratitudine sono tutti strumenti utili per ritrovarsi. Riconoscere i propri limiti e chiedere aiuto quando necessario è altrettanto importante!

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