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Infanzia e diritto alle literacy. Preferisco le storie che non finiscono…
Ricercatrice, Dipartimento di Scienze dell’Educazione, Università di Bologna
25 settembre 2026
In un’intervista fatta da una bambina a Gianni Rodari alla domanda: “Signor Rodari, preferisce le storie che finiscono bene o che finiscono male?” lui rispose: “Preferisco che non finiscano”
In un’intervista fatta da una bambina a Gianni Rodari alla domanda: “Signor Rodari, preferisce le storie che finiscono bene o che finiscono male?” lui rispose: “Preferisco che non finiscano, preferisco che quelli che leggono le finiscano come vogliono loro, preferisco le storie con un punto interrogativo così che i bambini possano inventarsi qualche cosa. Tocca a loro finirla”.
Quanti modi abbiamo oggi per non far finire le storie, per consegnare nelle mani dei bambini e delle bambine quella “matita viola” di Harold, strumento di creatività che permette loro di leggere il mondo, interpretarlo, comprenderlo, inventarlo, diventando protagonisti attivi?
Nel punto interrogativo rodariano, metafora di una porta che apre su possibilità plurali e non convenzionali, oggi c’è la sfida didattica dei servizi educativi rispetto ad un’infanzia che può navigare in un mare diversificato di tecnologie e linguaggi, non solo d’inchiostro. La cultura pedagogica dei servizi 0-6 si caratterizza per il mettere al centro dell’educazione l’esplorazione, la scoperta, la costruzione collaborativa, l’apprendere giocando. Questo li rende contesti ideali per sperimentare pratiche quotidiane di integrazione positiva delle tecnologie nella prima infanzia.
Mediare nell’utilizzo di questi nuovi linguaggi, favorendo una conoscenza critica e attiva dei media significa promuovere il diritto dell’infanzia alle literacy, prerequisito essenziale per ogni apprendimento nella società del XXI secolo: i bambini non hanno bisogno di “cose semplici”, ma di cose accessibili, non di linearità ma di spazi di avventura ed esplorazione dove costruire significati attraverso una “immaginazione creatrice” (Vygotskij), anche con il digitale.
Come? Attraverso scelte metodologiche che mettano al centro l’infanzia con i suoi cento e più linguaggi. È fondamentale liberarla da gabbie proibizioniste e da ingenui entusiasmi per costruire approcci in cui strumenti tradizionali non siano antagonisti ai dispositivi digitali: il libro non lo sia all’ebook, il giocattolo alle app, il cortile al tablet. Riponendo un’attenzione pedagogica alla tipologia di app che si sceglie rispetto al contenuto, l’estetica e le meccaniche di utilizzo, si può promuovere il dialogo tra albi illustrati app e attività espressive.
I bambini pongono costantemente domande mossi dalla curiosità. Si può organizzare un percorso di narrazione “tra sé e il mondo” coniugando analogico e digitale. Partendo dalla lettura di Facce di Antonella Abbatiello, che pone al centro il viso umano per cercare emozioni, si può esplorare – come proponeva Bruno Munari – quante forme geometriche ci sono nelle facce. Collegando il libro Triangoli di Tusuke Yoneu, che pone l’interrogativo su quante cose si possono fare con i triangoli, dal tetto alle orecchie di un maialino, i bambini vengono condotti in un gioco di immaginazione creativa.
L’app Oh! The magic drawing di Louis Rigaud completa la sinergia creativa dei linguaggi per raccontarsi e raccontare: sullo schermo appare una pagina attraversata da una linea a matita. I bambini trascinano forme geometriche che si trasformano magicamente in topolino, paracadute, edificio, albero. Girando il triangolo, l’uccellino si muta in cappello e l’aereo in astronave. In una dimensione poetica l’infanzia è stimolata a “dare voce” al proprio racconto.
È, dunque, nella ricerca delle diverse forme di interattività che i bambini sono coinvolti, a pieno titolo, a rimaneggiare le storie, come protagonisti attivi, esercitando la mente a diventare aperta, critica, flessibile e creativa. “Attraverso quali esperienze? Tutte quelle possibili” (A. Manzi).
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Il trimestrale di studi, ricerche ed esperienze sull’educazione 0-6 e sulla cultura per l’infanzia.
