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PSL Zero6

Blog - PSLZERO6

Incontri con l’acqua: grandi esperienze da un piccolo ristagno

Provocazioni sensoriali e cognitive, manipolando l’acqua
Daniela Mughetto

Musicoterapeuta e coordinatrice pedagogica FISM Bologna

Stefania Moretti

Coordinatrice pedagogica della “Fondazione Gallassi”, Castenaso (BO)

Letizia Fabbri

Educatrice musicale e formatrice

9 agosto 2026

ABSTRACT

L’uscita imprevista dopo una pioggia e le scoperte rese possibili dall’incontro con alcuni ristagni d’acqua, diventano l’occasione per un laboratorio che sollecita esperienze e conoscenze. A partire dall’acqua, mettendola in gioco con vari materiali, si può arrivare a scoprirne le sonorità. L’acqua suscita emozioni profonde, sensorialità originarie che rendono l’educazione tutt’altro che “liquida”.

PAROLE CHIAVE
NaturaApprendimento informaleDidatticaSensiScoperta

Da alcuni anni il personale educativo, attraverso la formazione continua, il collegio docenti, l’accompagnamento da parte della coordinatrice pedagogica FISM e di esperti esterni qualificati, lavora sulla consapevolezza del proprio ruolo, con una postura di ascolto di sé e dell’altro, in una reciprocità relazionale che riguarda non solo adulti e bambini, ma anche il rapporto tra i colleghi e tra la scuola e le famiglie. Lo strumento privilegiato per un ascolto autentico è l’osservazione, ed è proprio stando in ascolto di ogni bambino e delle dinamiche di gruppo, che vengono progettati contesti educativi generativi, in cui trova spazio anche l’imprevisto. 

Ed ecco una giornata d’autunno, grigia e piovosa, ed un gruppo di bambini che guarda fuori dalla finestra. L’insegnante si avvicina, osserva i loro sguardi e domanda, incuriosita, che cosa stia catturando la loro attenzione: “Stiamo guardando il cielo. Ora non piove più. Possiamo uscire?” chiede uno di loro. 

“Ma cosa ci sarà in giardino con tutta questa pioggia?” domanda la maestra. I bambini iniziano a fare delle ipotesi ed uno di loro afferma: “Con tutta questa pioggia, nel cantiere ci sarà un lago!”. Il “cantiere” è una zona dell’area esterna predisposta per attività di scavo.

È quasi l’ora di pranzo: il tempo per stare in esterno è oggettivamente poco, ma l’insegnante accoglie la richiesta che le è stata fatta e così decide di uscire con un gruppo di otto bambini di età eterogenea. Giunti in giardino, i bambini si dirigono nel “cantiere” curiosi di verificare se davvero si fosse formato un lago. Ma per ottimizzare i tempi, la maestra ha fatto indossare solo le giacche e non gli stivaletti di gomma, per cui i bambini rimangono in osservazione sul bordo del cantiere. L’insegnante li osserva e rimane in attesa; non arrivando alcuna proposta annuncia che sul tavolo, che si trova sotto la volta, ha posizionato alcuni oggetti che sono a loro disposizione. 

Alcuni bambini prendono bottiglie e contenitori di varie dimensioni e, stando attendi a non bagnarsi le scarpe, provano a riempirli con l’acqua della pozza che si è formata nella zona di scavo. “La mia bottiglia fa le bolle!” irrompe uno di loro. L’insegnante si avvicina e sottolinea che la presenza delle bollicine può significare qualcosa… e così invita i bambini a fare le bollicine come ha fatto il compagno. I bambini fanno a gara per fare le bollicine e riempire le bottiglie. La maestra osserva e domanda: “Quanta acqua c’è nella bottiglia?” C’è chi risponde: “È tanta, è piena”. Qualcuno tira su la bottiglia prima del tempo ed alcuni compagni notano che non si è riempita totalmente; allora la maestra chiede: “Hai aspettato che finissero le bollicine prima di tirala su?” Ed il bambino, desideroso di riempirla tutta, riposiziona la bottiglia a filo d’acqua.

Alcuni bambini chiudono la propria bottiglia con il tappo e vanno in giro per il giardino; c’è chi apre la bottiglia e rovescia un po’ d’acqua in qualche pozzanghera, chi nei vasi, chi sui sassi… e poi la richiude. Alcuni si radunano sotto la volta in cui si trova la cucina di fango e, posizionando le bottiglie sul tavolo, osservano il colore dell’acqua. Un bambino esclama: “È sporca di fango del cantiere!” E poi, avvicinando le bottiglie e osservando il livello dell’acqua, inizia a posizionarle in sequenza dalla più piena alla meno piena. L’insegnante rilancia chiedendo: “Ma quanto pesano le bottiglie?”. I bambini iniziano a prenderle in mano e a dire: “Questa pesa tanto, questa pesa poco…”. 

Tre bambini si soffermano ad osservare un ristagno d’acqua che si è formato sulla base di appoggio di un canestro: iniziano a toccare l’acqua con le dita, le immergono fino a toccare il tappo presente sulla base. Dopo averli osservati, l’insegnante chiede loro se sia possibile raccogliere l’acqua con le bottiglie utilizzate nel cantiere, ma i bambini rispondono che l’acqua è troppo poca.

Mentre i bambini continuano ad esplorare, la maestra recupera una scatola tra i materiali che si trovano sotto la volta, e ritorna in prossimità del canestro. A quel punto altri tre bambini si avvicinano incuriositi, abituati al fatto che spesso l’insegnante mette a loro disposizione degli oggetti. La maestra tira fuori qualcosa dalla scatola e chiede se qualcuno sa di che oggetto si tratta. Immediata la risposta di un bambino che esclama: “È una siringa!”. Alcuni di loro raccontano che è la prima volta che la vedono e chiedono a cosa serve. L’insegnante racconta qual è l’uso della siringa ma nota che non c’è molto interesse, tant’è che ad un certo punto un bambino, cercando di capire il perché della proposta, incalza chiedendo: “Cosa ci facciamo con questa siringa?”. L’insegnante mostra che con la siringa si può raccogliere l’acqua e mette a disposizione anche delle fialette. A questo punto, alcuni di loro prendono la siringa e riempiono una fialetta; un bambino si avvicina alla maestra e con grande soddisfazione afferma: “Guarda maestra quanta acqua ho messo dentro!” 

L’insegnante invita a verificare se la fialetta è piena o se c’è ancora un po’ di spazio da riempire, facendo notare la presenza di una scala graduata sulla siringa. Un bambino corre dalla maestra per farle vedere che ora la sua fialetta è così piena che l’acqua trabocca. 

I bambini del primo anno di scuola dell’infanzia si avvicinano allo scivolo: con le dita toccano le goccioline che si sono formate tra le insenature e si divertono a bagnarsi le mani nella pozza che si trova nella parte finale dello scivolo. L’insegnante si avvicina e allunga una gamba: una bambina accoglie l’invito e appoggia le mani sui pantaloni della maestra che le fa notare l’impronta che i palmi bagnati lasciano sui pantaloni. La bambina torna a bagnare le mani nello scivolo e corre ad appoggiarle ancora una volta sui pantaloni dell’insegnante e poi sul muro della volta. La raggiunge una compagna che si allunga sulla punta dei piedi, per lasciare più in alto l’impronta delle sue mani bagnate.

Il gioco sarebbe potuto continuare ancora, ma è giunto il momento di rientrare per il pranzo. 

Il giorno dopo, nell’atrio della scuola, l’insegnante espone una cassetta di legno con le bottiglie riempite con l’acqua del cantiere, le siringhe, le fialette, una breve spiegazione e un collage di fotografie, per raccontare l’esperienza alle famiglie. Dopo una settimana tutta la documentazione viene trasferita in sezione e messa a disposizione dei bambini, che hanno ripreso a giocare con le bottiglie e ripercorso l’esperienza osservando i collage fotografici.

Riflessioni sull’esperienza

Nei giorni successivi, durante un collegio docenti, abbiamo dedicato del tempo per condividere l’esperienza con l’acqua e promuovere il pensiero riflessivo. Ripercorrendo il racconto dell’insegnante, quello che primariamente è saltato agli occhi di tutti è stata la postura dell’adulto, un adulto che ha accolto il desiderio dei bambini di uscire, che non si è preoccupato di cosa avrebbero trovato in giardino, ma che ha fatto prevalere la curiosità e l’imprevisto: “Un approccio rispettoso, emotivamente positivo, gioioso, aperto e attento alle sollecitazioni e alle richieste esplicite e implicite del contesto, caratterizza le figure educative che si occupano dell’infanzia” […]. Un adulto “regista”: il concetto di “regia educativa” ben rappresenta una didattica prevalentemente indiretta nella quale, a fianco della proposta meditata e calibrata sulla base dell’osservazione del singolo bambino e del gruppo, hanno un grande spazio le riprese, i rilanci, gli sviluppi progettati a partire dai comportamenti, dalle esplorazioni, dalle ipotesi, dalle domande, dalle discussioni dei bambini” (Miur, 2021, p. 30). 

Se la competenza didattica è anche una questione di postura, l’adulto non può prescindere da una profonda conoscenza della natura del bambino, della sua pulsione esplorativa, del suo piacere prolungato di scoprire senza la fretta di arrivare. I bambini «Sono acutamente interessati al mondo naturale, fisico e sociale, pensano, si pongono domande e cercano risposte […]» (Linee pedagogiche per il sistema integrato Zerosei, 2021, p. 17). 

In questa naturale curiosità del bambino nei confronti dell’ambiente che lo circonda, l’acqua riveste un ruolo significativo. L’acqua è uno degli elementi naturali che può essere utilizzato dall’adulto educatore per promuovere l’apprendimento informale, apprendimento che valorizza soprattutto la didattica sensoriale. Il metodo induttivo, che parte dall’osservazione dei fatti e conduce alla formulazione di ipotesi e teorie, attraverso attività di esplorazione che procedono per tentativi ed errori, è un approccio efficace per lo sviluppo del pensiero logico, critico e creativo del bambino.

Come si evince dal racconto, attraverso l’acqua i bambini hanno fatto una serie di esperienze che contribuiscono allo sviluppo delle competenze logiche e scientifiche: tramite l’organizzazione di attività di manipolazione e attenta osservazione-descrizione dei fenomeni, i bambini hanno esplorato il concetto di quantità e incontrato alcuni simboli arrivando ad eseguire misurazioni e comparazioni con strumenti alla loro portata.

Le esperienze si sono poi arricchite grazie all’interazione tra i pari, efficace strategia didattica e modalità che favorisce l’apprendimento collaborativo e la condivisione delle conoscenze.

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Il trimestrale di studi, ricerche ed esperienze sull’educazione 0-6 e sulla cultura per l’infanzia.

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Percorsi di esplorazione sonora dell’acqua

Letizia Fabbri, educatrice musicale che collabora come specialista in alcuni servizi educativi e scuole dell’infanzia federate alla FISM di Bologna, nei suoi percorsi con i bambini della fascia 0-6 anni, ha affrontato diverse tematiche tra cui alcune legate all’acqua. In una visione condivisa del lavoro educativo, l’inizio di ogni percorso prevede sempre un momento di confronto tra la specialista musicale e la coordinatrice delle attività educativo didattiche. 

Nei progetti sonori la formatrice utilizza libri, albi illustrati e silent book che vengono raccontati, cantati e sonorizzati con lo strumentario Orff (tamburi, legnetti, maracas, sonagli…) e con materiali non convenzionali come oggetti di uso comune. 

Tra gli albi illustrati che trattano il tema dell’acqua: 

  1. Carter (1999), C’era una volta una goccia, Roma, Lapis.
  2. Cima, A. Boffa (2019), Amica acqua, Milano, La Coccinella. 
  3. Haughton (2019), Non avere paura piccolo granchio, Roma, Lapis.
  4. Kasano (2009), Blup, Blup, Blup, Milano, Babalibri.
  5. Lee (2008) L’onda, Mantova, Corraini Edizioni.
  6. Manning, B. Granström (2010), Splish, splash! Un libro sull’acqua, Trieste, Editoriale Scienza.

Il primo approccio con l’elemento naturale, prevede un’esperienza diretta con il corpo: suddivisi in piccoli gruppi, ai bambini viene data la possibilità di giocare con alcune bacinelle d’acqua posizionate sul pavimento. Partendo da un’esplorazione libera, senza alcuna proposta da parte dell’adulto, si può osservare come l’iniziativa non si fa attendere: chi immediatamente, chi poco dopo, visibilmente attratti dall’elemento acqua, in modo spontaneo i bambini iniziano a giocare: le mani entrano ed escono dalla ciotola, si immergono, si tuffano, raccolgono l’acqua e la fanno sgocciolare… 

Seguendo la metodologia della “ripetizione con variazione” (Stern, 1987), è possibile riproporre l’esperienza mettendo a disposizione oggetti di materiali diversi, affinché i bambini possano esprimere la loro creatività mentre fanno esperienza di sonorità differenti: cucchiai di acciaio, vasetti di yogurt, contenitori metallici, vasetti di plastica forati… 

Per arricchire la proposta, è possibile aggiungere delle spugne: immergendole nell’acqua, i bambini le vedono gonfiarsi, le strizzano, le fanno sgocciolare sulle loro mani e sugli oggetti sperimentati in precedenza. 

Il libro Gocciolino l’acchiappa-pioggia racconta di un bambino a cui piace giocare con Serafina, una goccia che lo accompagnerà alla scoperta delle sonorità dell’acqua. Approfittando di una giornata di pioggia, ricollegandosi all’esperienza di Gocciolino, si può proporre una camminata in esterno: attrezzati con galosce ed ombrelli, i bambini possono “acchiappare con le orecchie” i suoni delle gocce che cadono sugli alberi, sulle piante, sul terreno e… sui loro ombrelli. 

Un’esperienza che affascina sia i grandi che i piccini, è ciò che accade soffiando con una cannuccia sopra una schiumarola tenuta a filo d’acqua in una bacinella: come per magia, si producono suoni simili al cinguettio degli uccelli (Sedioli, 2006). 

Nell’anno scolastico 2022-2023, è stato condotto un percorso sonoro-musicale presso la scuola dell’infanzia “San Giovanni Bosco” di Imola, in cui Letizia ha inserito alcune attività sull’acqua. Oltre a sperimentare lo Strumentario Orff, i bambini hanno fatto esperienza delle sonorità di uno strumentario non convenzionale (fogli di carta, bacchette da sushi, bottiglie, la schiumarola…), con il quale sono stati eseguiti accompagnamenti ritmici su musiche appartenenti a generi differenti. Come progetto ponte tra la scuola dell’infanzia e la scuola primaria, i bambini di cinque anni si sono cimentati in un’esperienza di orchestrazione attraverso la lettura di una partitura informale, ossia uno spartito dove non sono utilizzati i segni convenzionali. 

L’educatrice musicale ha creato la partitura utilizzando delle immagini e ha progettato una struttura che ha suddiviso in cinque parti. Ad ogni immagine sono state abbinate delle sonorità: fiume/sonagli; sasso/acqua; vento/foglio di carta; uccellini/schiumarola; sveglia/campana. Nella parte inferiore del foglio è stata disegnata una linea del tempo che, scorrendo con un dito, ha permesso a Letizia di dirigere i bambini durante la produzione sonora. Per agevolare l’esecuzione rispettando il proprio turno, in corrispondenza delle singole immagini sono state tracciate delle linee colorate orizzontali, delimitate da un tratteggio che parte dalla linea del tempo. L’educatrice musicale con la mano destra scorreva la linea del tempo e, in contemporanea, con la sinistra indicava le linee relative alle singole parti. Per facilitare il momento del lancio dei sassi nella bacinella, sono stati disegnati tre pallini evidenziati da frecce. 

Come un vero spartito, anche in questa partitura informale si alternano momenti di suono a momenti di silenzio; l’esecuzione prevede cinque solisti (uno per ogni parte), ad eccezione di due fasi nelle quali si sovrappongono due voci.

Considerazioni conclusive, e originarie

Osservando i bambini giocare con l’acqua, si nota come siano fortemente attratti da questo elemento. Se ad un bambino si dà la possibilità di muoversi liberamente, non passerà molto tempo che lo si ritroverà nel bagno ad aprire il rubinetto. I bambini, maestri del sentire, vengono fortemente richiamati dall’acqua in quanto suono regressivo genetico. Questa tipologia di suoni (in cui rientra anche il suono del tamburo), riportano all’esperienza della vita intrauterina: il feto, infatti, si trova a contatto con innumerevoli sensazioni vibratorie, con rumori intestinali, con movimenti e suoni prodotti dalle pareti uterine, con le pulsazioni del ritmo cardiaco. I battiti cardiaci della madre penetrano nel feto (provocando la necessaria ossigenazione, il nutrimento e la termoregolazione del corpo) e scandiscono il passaggio del flusso sanguigno (dalla madre al feto) attraverso il cordone ombelicale. Il cordone funziona come una sorta di orecchio e il feto percepisce così il flusso sanguigno, il ritmo binario cardiaco, i rumori intestinali, il ritmo di inspirazione ed espirazione della madre; questi stimoli favoriscono il sorgere di un’impronta che servirà da modello per tutte le sensazioni e le manifestazioni tra la madre ed il neonato: il cullarlo, il cantargli le ninna nanne, il ritmo dell’allattamento. A questi si aggiungono gli stimoli che provengono dal corpo del feto stesso: il flusso sanguigno, il battito cardiaco, i fenomeni sonori del funzionamento del suo organismo. Un’altra sorgente di stimoli è rappresentata dal liquido amniotico che, in quanto liquido, è un buon trasmettitore di vibrazioni; le vibrazioni arrivano al feto dall’interno dell’utero ma anche dall’esterno: i suoni della vita quotidiana e dell’ambiente in cui vive la madre, la voce del padre, fenomeni acustici di vario tipo.

Tutti questi stimoli vanno a confluire in un insieme dinamico di caratteristiche sonore che qualificano la specificità di ogni individuo, dando vita ad un’identità sonora che Benenzon (1983) chiama “ISO”.

L’acqua, in quanto suono regressivo genetico, causa significativi mutamenti nei corpi fisici delle persone, sia dei bambini che degli adulti: altera la frequenza del battito cardiaco, il ritmo della respirazione, l’energia muscolare, facilita il passaggio dal sistema nervoso simpatico al parasimpatico, promuovendo un senso di pace e di armonizzazione interiore. Oltre ai mutamenti corporei, suscita risposte emotive in quanto via privilegiata di accesso al mondo interiore dell’essere umano. “Non è necessario che il fiume ci appartenga; non è necessario che l’acqua ci appartenga. L’anonima acqua conosce tutti i miei segreti. E la stessa memoria sgorga da ogni sorgente” (Bachelard, 1992, p. 29).

L’acqua è una potente risorsa educativa ed il bambino ce lo ricorda ogni volta che gli viene data la possibilità; all’adulto il compito di partire dal “sentire” del bambino per riappropriarsi di un prezioso alleato che promuove il benessere di ogni persona: l’acqua, le cui potenzialità terapeutiche si perdono nella notte dei tempi.

BIBLIOGRAFIA

Bachelard G., (1992), Psicanalisi delle acque: purificazione, morte e rinascita, Como, Red Edizioni.

Benenzon R.O., (1983), Manuale di musicoterapia, Roma, Borla Editore.

Haupt B., Bogacki T., (1999), Gocciolino l’acchiappa-pioggia, Milano, Nord-Sud Edizioni.

Miur, (2021), Linee pedagogiche per il sistema integrato Zerosei, https://www.mim.gov.it/-/linee-pedagogiche-per-il-sistema-integrato-zerosei 

Sedioli A., (2006), Giochi sonori, Venezia, Nicolodi Editore.

Stern D.N., (1987), Il mondo interpersonale del bambino, Torino, Boringhieri.

Infanzia, 1/2025, pp. 28-34.