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PSL Zero6

Célestin Freinet: Storia e attualità di una pedagogia. Trasformare la scuola in un laboratorio di vita

Blog – PSLZERO6 Edizioni Junior Célestin Freinet: Storia e attualità di una pedagogia Trasformare la scuola in un laboratorio di vita Da Redazione 19 giugno 2026 ABSTRACT In un’epoca segnata da una visione spesso tecnicistica e burocratica della professione docente, la scuola rischia di smarrire la sua missione più profonda: quella di essere un luogo di emancipazione e democrazia. Come possiamo ridare senso all’agire educativo e dignità alla figura dell’insegnante? La risposta arriva da un dialogo mai interrotto con i grandi maestri del passato, mediato dal nuovo saggio di Enrico Bottero edito da Edizioni Junior. Questo volume non è solo una ricostruzione storica, ma una bussola per le nuove generazioni di educatori che intendono superare la “forma scolastica” tradizionale. Il cuore del testo: una pratica teorica in continua evoluzione Il volume esplora la vita e l’opera di Célestin ed Élise Freinet, delineando una pedagogia che non è mai stata una dottrina rigida, ma una costruzione collettiva. Bottero ci conduce attraverso la genesi di un sistema coerente di tecniche nate dall’esperienza diretta con i bambini nelle scuole rurali francesi. Al centro di questo approccio c’è l’idea che ogni vera pedagogia nasca dalla continua interazione tra teoria e pratica, definendosi come una “pratica teorica” capace di evolversi con i cambiamenti della società. Il racconto mette in luce come le celebri tecniche freinetiane — dalla tipografia scolastica al testo libero, dalla corrispondenza interscolastica al consiglio di cooperazione — non siano semplici espedienti didattici. Esse costituiscono un’interfaccia sociale che permette di far agire insieme i processi di apprendimento e le relazioni interpersonali, trasformando la classe in un vero e proprio laboratorio di ricerca. Qui l’allievo non è un semplice “attore” di spartiti altrui, ma diventa “autore” consapevole e responsabile del proprio percorso di conoscenza. Punti di forza ed elementi chiave del volume Attraverso un linguaggio rigoroso ma accessibile, il lettore potrà scoprire: Il sistema delle tecniche Freinet: un’analisi dettagliata di strumenti come il piano di lavoro individualizzato, lo schedario cooperativo e i brevetti, pensati per valorizzare il potenziale unico di ogni bambino. Il ruolo fondamentale di Élise Freinet: una preziosa riscoperta del contributo intellettuale, artistico e filosofico della compagna di vita e di ideali di Célestin. Il concetto di tâtonnement expérimental: la spiegazione del processo naturale di apprendimento per tentativi ed errori, che Bottero aggiorna alla luce della ricerca contemporanea e della problematizzazione. L’attualità politica di una scuola laica ed emancipatrice: la difesa di un progetto educativo che contrasta i determinismi sociali e la manipolazione del conformismo moderno, promuovendo la cooperazione come alternativa alla competizione. Un’appendice esclusiva di Philippe Meirieu: un intervento prezioso che sintetizza gli insegnamenti che la scuola di oggi può trarre dall’esperienza freinetiana nell’era digitale. A chi è rivolto questo libro Questo testo costituisce un punto di riferimento ineludibile per gli insegnanti e gli educatori che cercano strumenti pratici e quadri teorici per superare un modello di insegnamento puramente trasmissivo. È una lettura fondamentale per gli studenti universitari di Scienze della Formazione, affinché non perdano il dialogo con chi ha gettato le basi dell’attivismo pedagogico. Anche i pedagogisti e i professionisti della cura troveranno spunti riflessivi sulla dimensione affettivo-cognitiva dell’apprendimento e sull’importanza delle “istituzioni” di mediazione all’interno dei gruppi. Infine, il volume parla ai genitori interessati a comprendere come una disciplina condivisa e il rispetto dei ritmi naturali possano favorire lo sviluppo e l’elevazione dei propri figli. Conclusione “Célestin Freinet: Storia e attualità di una pedagogia” è un invito a non restare spettatori passivi della crisi educativa attuale, ma a diventare protagonisti di un processo “istituente”. Enrico Bottero ci consegna il patrimonio di un movimento che ha saputo sopravvivere al suo fondatore per farsi “intellettuale collettivo” ancora oggi capace di ispirare il cambiamento. Ti invitiamo a scoprire l’opera di Enrico Bottero e a esplorare il futuro della scuola nel catalogo online di Edizioni Junior.. Scopri il catalogo di Edizioni Junior Testi per la formazione di insegnanti, educatori e pedagogisti.  Clicca qui Edit Template

Bambini e dispositivi digitali. Il punto di vista della biologia

Blog – PSLZERO6 Conoscenze sullo sviluppo infantile Rivista Infanzia Bambini e dispositivi digitali Il punto di vista della biologia Intervista a Daniela Conti a cura di Ivana Bolognesi Daniela Conti, Biologa, esperta in genetica molecolare Ivana Bolognesi, Docente di Pedagogia sociale e interculturale, Dipartimento di Scienze dell’Educazione Università di Bologna 9 agosto 2026 ABSTRACT Sono molto lieta di poter approfondire con te, in quanto esperta di biologia molecolare, un tema di particolare rilevanza in ambito educativo, ovvero l’uso dei dispositivi tecnologici, dai tablet ai cellulari, da parte di bambini piccoli e piccolissimi. Credo che questo approfondimento possa servire non solo per costruire un dialogo tra discipline, biologia e pedagogia, ma anche per diffondere i risultati delle ricerche scientifiche sugli effetti di questo utilizzo a coloro che operano nei servizi per la prima infanzia. Prima però di iniziare la nostra intervista, vorrei chiederti se ci puoi descrivere brevemente di cosa si occupa la biologia. PAROLE CHIAVE BiologiaNaturaPedagogiaDNAVita La biologia è un campo di indagine vastissimo perché è lo studio della vita, come dice il suo stesso nome composto dalla parola greca “bios”, che appunto significa “vita”. Perciò la biologia si occupa di tutto ciò che vive, dal microcosmo, quindi microbi e altre entità che possiamo vedere – o anche non vedere – per mezzo del microscopio, per esempio le molecole come il DNA, fino al macrocosmo, ovvero tutta la biosfera visibile. Il macrocosmo comprende infatti gli animali, le piante e le relazioni ecologiche esistenti fra esseri viventi e ambienti. Insomma, la biologia è un campo di studio quasi illimitato. Ma l’aspetto più misterioso di questa indagine riguarda il concetto stesso di vita: ancora non sappiamo che cosa sia la vita, non abbiamo ancora una definizione condivisa da tutto il mondo scientifico. Tanto per chiarire il livello d’incertezza, non sappiamo ancora se i virus siano da classificare come viventi oppure no. E questo aspetto, dal mio punto di vista, vuol dire che qualcosa nell’essenza stessa della vita ancora sfugge ai nostri criteri esplicativi, e ci spinge ad ampliare la portata delle nostre domande e della nostra indagine. Direi che, da questo punto di vista, la biologia è una scienza un po’ speciale, perché solo lo studio della mente umana condivide questa mancata definizione del suo oggetto d’indagine.  In particolare, la biologia molecolare nasce nel 1953 con la scoperta della struttura a doppia elica del DNA1. Nelle sequenze di basi chimiche che costituiscono la molecola di questo acido nucleico sono contenute le informazioni (i geni) necessarie alla costruzione di ogni tipo di organismo. Negli ultimi vent’anni è stato scoperto che le informazioni inscritte nel DNA non sono sufficienti da sole a determinare ciò che un organismo è e fa. Il DNA e i suoi geni non sono autonomi dall’ambiente, anzi funzionano in modo dipendente da esso, in una sorta di dialogo continuo. Da questa scoperta nasce l’epigenetica, la scienza che studia come il DNA risponde al variare delle condizioni esterne, cambiando il proprio funzionamento e adattandosi all’ambiente. Quindi ogni essere vivente è il frutto non solo dei suoi geni, ma anche delle sue esperienze, momento per momento, e quindi della sua storia. Perciò il patrimonio genetico non ci determina in modo assoluto, come si pensava fino a poco tempo fa, ma è flessibile e influenzato dai segnali provenienti da tutto l’ambiente in cui siamo immersi.  Direi che la tua descrizione del concetto di epigenetica e degli stretti collegamenti tra DNA e ambiante, si presta a introdurre il tema degli schermi degli oggetti digitali, ormai parte della vita quotidiana di ogni bambino. Quali possono essere le loro influenze su corpi in piena crescita come quelli dei bambini? Il corpo dei bambini piccoli e piccolissimi è in pieno sviluppo e questo vuol dire che i processi di interazione con l’ambiente esterno sono massimamente importanti e influenzano la formazione di tutti gli organi, comprese le strutture nervose del cervello. Infatti, lo sviluppo neurale raggiunge la massima attività negli anni dell’infanzia, anche se la connettività cerebrale continua a svilupparsi anche dopo i vent’anni. E sappiamo che la formazione delle sinapsi, cioè delle connessioni fra i neuroni a livello cerebrale, è molto influenzata dall’ambiente e dalle esperienze che di esso facciamo. Quello che succede dalla vita fetale fino ai due anni dovrebbe diventare un punto focale di attenzione non solo per molti campi disciplinari, come la pedagogia, ma anche per tutte le aziende che producono oggetti tecnologici destinati ai bambini, compreso il marketing ad essi collegato. Quale tipo di influenza può esercitare lo schermo di un dispositivo digitale sulla crescita neurale dei bambini? Negli anni recenti vi è stato un notevole incremento delle ricerche volte a chiarire gli effetti che l’esposizione agli schermi digitali – siano essi cellulari o tablet – può avere sullo sviluppo neurologico e cognitivo dei bambini, soprattutto nella prima infanzia. Numerosi test psicologici e comportamentali hanno raccolto molte prove del fatto che un’eccessiva esposizione agli schermi digitali influenza negativamente lo sviluppo del linguaggio, le abilità motorie, la capacità di risolvere problemi e lo sviluppo sociale.  Per esempio, al fine di valutare l’influenza del tempo-schermo sul normale sviluppo di queste abilità nei bambini, uno studio (Madigan, Browne, et al., 2019) ha sottoposto a test comportamentali bambini distribuiti in due gruppi, a seconda del tempo da loro trascorso ogni giorno davanti a uno schermo digitale (tempo-schermo). Un gruppo trascorreva davanti allo schermo meno di un’ora al giorno, per l’altro invece il tempo di esposizione superava un’ora al giorno. I bambini dei due gruppi furono sottoposti agli stessi test a intervalli regolari di tempo: a due, a tre e a cinque anni. I test hanno indicato che i bambini con tempo-schermo minore davano risultati migliori dei bambini dell’altro gruppo con tempo-schermo elevato e che le differenze erano soprattutto significative alla terza rilevazione, a cinque anni, cioè dopo tre anni di diversa esposizione agli schermi. Gli studi come questo sono detti longitudinali perché esaminano gli stessi soggetti in momenti diversi di un determinato arco di tempo. Quindi, a parità delle altre condizioni, si presume che le differenze